venerdì, 15 agosto 2008

Arvalia-Portuense

Il Consiglio Circoscrizionale, avvalendosi dell'art. 3 del Nuovo Regolamento sul Decentramento Amministrativo, nella seduta del 15/5/96 ha deliberato sulla scelta del nome da aggiungere all'indicazione numerica dell'allora Circoscrizione (ora Municipio).
A tale scelta si è pervenuti con il concorso di idee 'Dai un nome alla Circoscrizione'.

Sono state invitate le associazioni culturali e sportive, i centri anziani, i comitati di quartiere, le parrocchie, le scuole, gli utenti della Biblioteca Centro Culturale e tutta la cittadinanza a proporre il nome più adatto a rappresentare questo Municipio, tenuto conto anche dei suoi aspetti storico geografici.
L’iniziativa ha visto un'ampia partecipazione dei cittadini. Tra le numerose proposte pervenute, un'apposita commissione ha scelto il nome 'Arvalia - Portuense'.

Tale denominazione è stata giudicata la più pertinente in quanto è il risultato della fusione del nome Portuense, inteso non solo come importante accezione territoriale, con il nome di Arvalia, a ricordo dell'antichissimo collegio sacerdotale dei Fratres Arvales.

I Fratres Arvales erano sacerdoti addetti al culto degli antichi dei Arvali, divinità che proteggevano l'agricoltura. Pertanto rappresentano la memoria storica più antica e prestigiosa del territorio del Municipio XV.

 

Confini

Il Municipio Roma XV occupa una superficie di 70,87 Kmq.

Al suo interno convivono quartieri più strutturati e serviti meglio come Marconi, Portuense e Villa Bonelli, quartieri dove le condizioni di vita sono più difficili, come Corviale e Magliana, ed ex-borgate spontanee quali Piana del Sole, Monte delle Capre e altre.

Il territorio del Municipio ospita importanti strutture di servizio: il Centro Direzionale dell'Alitalia e quello della Telecom di Parco de' Medici nonché gli uffici della Regione Lazio; strutture turistico-ricettive e per il tempo libero come il Warner Village e dell'Uci Cinema.

A ridosso del limitrofo Comune di Fiumicino è stato realizzato il nuovo polo fieristico romano.

La dotazione di verde comprende le riserve naturali della Tenuta dei Massimi e della Valle dei Casali e parte della Riserva del litorale romano.
Per estensione, è un Municipio di media grandezza e comprende le seguenti zone e quartieri: Portuense - Magliana Vecchia - Ponte Galeria - La Pisana - Gianicolense - Marconi - Pian Due Torri - Trullo e Corviale

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venerdì, 15 agosto 2008
La Repubblica dei Ragazzi di Civitavecchia

Nel gennaio del 1945 Monsignor Carroll-Abbing, fondando “L’Opera per il Ragazzo della Strada”, diede inizio alla sua attività assistenziale a favore dell’infanzia del dopoguerra.
Insieme a Don Antonio Rivolta, Monsignore fondò una comunità tra S. Marinella e Civitavecchia, quella che poi prese il nome di “Repubblica dei Ragazzi di Civitavecchia”.
Nacquero così i “Villaggi”: quello Marinaro, quello Agricolo e quello Industriale.
Cominciò a prendere corpo l’Autogoverno, frutto della vita quotidiana dei ragazzi e dei loro sforzi di regolare la comunità.
L’Assemblea diventò il fulcro organizzativo della vita cittadina.
La vita comunitaria venne perfezionata dall’introduzione di uno specifico sistema monetario: i “Meriti”, monete metalliche appositamente coniate e studiate, che ogni ragazzo riceveva come ricompensa per i compiti svolti.

La Città dei Ragazzi di Roma

Avviata la Repubblica dei Ragazzi a S. Marinella, Monsignore decise di fondare un’altra Comunità per giovani bisognosi, più vicina a Roma. Acquistò così una landa di terreno in Via della Pisana, due chilometri fuori del Grande Raccordo Anulare, ed il 6 ottobre 1953, alla presenza delle Autorità italiane ed estere, venne posta la prima pietra della futura “Città dei Ragazzi di Roma”, dove Monsignore passerà il resto della sua vita.
Anche il sistema dell’Autogoverno venne trasferito alla Città dei Ragazzi, con l’unica differenza che qui saranno gli “Scudi” e non più i “Meriti” a regolare la vita cittadina
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venerdì, 15 agosto 2008

Sviluppatosi a cavallo fra gli anni ‘50 e ‘60 con la costruzione di edifici a carattere intensivo, che raggiungono anche gli otto piani, il quartiere ha assunto rapidamente il ruolo di 'centro commerciale' della Circoscrizione, soprattutto intorno alle due principali vie che l’attraversano, viale Marconi e via Oderisi da Gubbio.
I due importanti ponti che lo collegano con i quartieri limitrofi ed il mare, ponte Marconi e dell’Industria, ne hanno accentuato il carattere di zona ad altissima intensità di traffico, in cui si concentrano gli spostamenti quotidiani di molti cittadini romani.
In origine l’area situata a ridosso del Tevere, chiamata Piana di Pietra Papa, probabilmente dal nome di una famiglia nobile di Trastevere, era soprattutto paludosa e solo in parte coltivata, sottoposta al continuo pericolo delle inondazioni del fiume. Alla fine dell’800 si venne sviluppando lungo le due rive del Tevere l’area industriale e chiamata Porto Fluviale, che poteva sfruttare come mezzi di comunicazione, oltre il fiume, anche la ferrovia Roma-Civitavecchia ed il vicino ponte dell’Industria, conosciuto come il Ponte di ferro, fatti costruire dal papa Pio IX nel 1859.
Fra le attività industriali che si svilupparono nell’area agli inizi del ‘900, spiccavano soprattutto lo stabilimento della Mira Lanza, dove si producevano candele e saponi, ed il Molino Biondi.
I due complessi industriali, situati l’uno a via Blaserna e l’altro a via Pacinotti, costituiscono oggi per le loro qualità architettoniche e costruttive, una testimonianza importante di archeologia industriale a Roma.
Purtroppo il futuro del Molino Biondi sembra ormai compromesso. La prevista ristrutturazione dell’edificio porterà alla realizzazione di un grande centro commerciale.
Se il Piano regolatore del 1909 prevedeva nella zona la costruzione di villette a due piani, e ne confermava il carattere industriale, nel piano del 1931 fu prevista invece per l’area di Pietra Papa la costruzione di edifici intensivi.
La realizzazione del ponte Marconi agli inizi degli anni ‘50, voluta per facilitare l’espansione edilizia verso l’EUR ed il mare, contribuì in maniera decisiva allo sviluppo del quartiere, così che intorno al 1965 l’edificazione di Marconi può dirsi completata.
Alta densità di abitanti, assenza di verde pubblico, alta concentrazione di traffico, inquinamento ambientale ed acustico, sono i problemi che affliggono attualmente il quartiere, la cui soluzione non appare certo facile.
Nell’ambito del progetto 'Centopiazze' L’amministrazione comunale ha riqualificato piazza della Radio, con un grande giardino attrezzato, così da trasformare la piazza in un piacevole punto d’incontro per il quartiere.
Una risposta ai problemi di Marconi potrebbe essere data dalla sistemazione dell’area di lungotevere dei Papareschi.
Al riguardo le ipotesi al vaglio del Comune, come il completamento del lungotevere, con tratti in galleria ed un nuovo ponte sul fiume, insieme alla realizzazione di aree verdi e nuove strutture per il quartiere, dovrebbero offrire un contributo decisivo a migliorare la qualità della vita dei suoi abitanti.

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venerdì, 15 agosto 2008

Piana del Sole è una località del comune di Roma, situata in zona Ponte Galeria, nel territorio del Municipio XV.

Sorge al confine col comune di Fiumicino, racchiusa fra l'Autostrada A12 "Autostrada Azzurra" a ovest, l'Autostrada A91 "Roma-Fiumicino" a sud e via della Muratella a nord-est.


Piana del Sole è un nucleo edilizio abusivo spontaneamente sorto, mai perimetrato né soggetto ad alcun tipo di pianificazione attuativa.

L'Amministrazione Comunale ha individuato nell'ambito di Piana del Sole aree destinate all'Edilizia Residenziale Pubblica per le quali, insieme alle aree del nucleo edilizio abusivo circostante, intende coordinare interventi pubblici e privati ai fini di ottimizzare i costi per la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria.

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venerdì, 15 agosto 2008

Ponte Galeria, oltre al fiume Tevere, è attraversata da un piccolo fiume che per la dimensione ridotta viene classificato come 'rio' e ha dato il nome alla valle che attraversa, il rio Galeria, appunto.
Oggi di questo corso d’acqua non ci accorgiamo quasi più, chiuso com’è tra argini poderosi. E' comunemente definito 'marana', declassazione o confidenza che ignorano le vetuste origini ed antiche vestigia e funzioni, quando era solcato da barche, o quando era temuto per le inondazioni o quando era usato come barriera naturale alle invasioni.

Il rio Galeria era chiamato dagli etruschi 'Careiae' o 'Careia' o 'Cereja', e veniva utilizzato per il trasporto del sale fin sotto le mura di Veio. Il nome 'Careja' venne poi trasformato in Galeria (=abitanti del rio Careia), quando Roma venne divisa in 16 tribù nella riforma dell’agro ad opera di Servio Tullio (quarto re di Roma).
Il nome fu poi esteso a tutta la valle del rio. Il nome Galeria appare in numerosi testi classici, fra cui Tito Livio e Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia.

Il rio e la valle Galeria erano noti per la loro importanza strategica, militare e alimentare.
Ciò risulta dall’opera di Papa Adriano I (772-795), che volle qui una domusculta, cioè una grande masseria 'con campi e casali, vigne, mulino, ..' per dare rifornimento di grano alla città.
Dopo cinquant’anni, un altro Papa, Gregorio IV (827-844) fece costruire qui un castello adibito a villa e fortilizio. Era una torre a tre piani, circondata da un robusto antemurale. Tra le varie vedette che difendevano il castello, una era di particolare importanza, per il fatto che racchiudeva il ponte con cui si superava il rio Galeria.

Anche i Papi successivi ebbero a cuore il ponte sul Galeria. Papa Benedetto VIII, nel 1018 ordina la restaurazione. Stessa cosa fece il 12 agosto 1526 Papa Clemente VII, incaricando il prefetto dell’alveo e delle sponde del Tevere a restaurare il ponte sul Galeria. Lo stesso Papa gli ingiunge poi di mantenerlo in buono stato e, per trovare i fondi per la manutenzione, lo autorizza a riscuotere una tassa dalle navi che risalgono il Tevere.

Nell’arco della storia la valle Galeria vede un alternarsi di periodi floridi con periodi di abbandono; di fioritura o di squallore, come agli inizi del 1900.
Con l’espansione verso il mare voluta dal fascismo e con la costruzione della vetreria, inizia l’urbanizzazione della valle Galeria.
Ponte Galeria non era una tenuta, ma un piccolo centro, nodo di due importanti arterie stradali (via Portuense e via Magliana) e di due vie fluviali (Tevere e Rio Galeria).

Sin dall’antichità fu un centro abitato. Ciò è dimostrato anche dalle tombe neolitiche (cioè dell’età della pietra e del bronzo) rinvenute.
E’ durante il paleolitico che i primi uomini arrivarono in questa zona. Trecentomila anni fa nella zona si aggirava l’elefante, l’ippopotamo, il rinoceronte il cavallo il bue, il cervo, il cinghiale, ed altri animali di taglia minore, prede della caccia utile al sostentamento della popolazione.

La valle, in via di formazione, era ingombra di acquitrini e paludi, e nel suo insieme appariva come una steppa nella quale si distendevano, senza argini, il fiume Tevere ed il Galeria.
Proprio la presenza dei due fiumi riduceva il bisogno idrico del centro, perché a quel tempo l’acqua del fiume si beveva.

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venerdì, 15 agosto 2008

Situato a Sud-Ovest del centro della città, il comprensorio Muratella-Collina Alitalia si colloca strategicamente lungo uno dei più importanti assi di sviluppo della città, tra l’autostrada Roma-Fiumicino e il GRA.
Dal punto di vista morfologico-paesaggistico l’area è definita da tre importanti aree naturalistiche che determinano un’importante valore ambientale da integrare con i nuovi interventi e in generale con le strategie progettuali proposte.
A Nord il Parco regionale istituito dal Piano Territoriale Paesistico ‘Valle del Tevere’, ad Ovest la Valle Lupara e ad Est la Valle Bufalino.

È situata in prossimità della fermata Muratella, sulla linea FR1, che collega l'aeroporto "Leonardo da Vinci" a Roma ed a Fara in Sabina/Orte/Poggio Mirteto. È vicina anche al Parco de' Medici, dove è da anni in fase di sviluppo un nuovo quartiere amministrativo, con uffici, centri direzionali, sedi legali di importanti aziende italiane.

Si tratta di una zona importante soprattutto per la posizione che occupa e per la questione mobilità. Si trova nel quadrante sud - ovest della città; è collegata, grazie alla linea metropolitana FR1, l'A91 (Roma - Fiumicino Aeroporto) ed il Grande Raccordo Anulare sia con l'aeroporto che con il resto della regione e con Roma.

Sempre nelle vicinanze, per la precisione nel comune di Fiumicino, c'è il nuovo polo fieristico e già da qualche anno sono stati costruiti il centro commerciale Parco Leonardo e il multisala Ciné Cité, i più grandi d'Italia.

Il quartiere sarà in grado, in futuro, grazie alla sua continua espansione, di ospitare gli uffici che attualmente si trovano nel centro di Roma, così da decentrarli e dare un futuro migliore al centro storico della Capitale.

In particolare quest'area sarà entro alcuni anni la sede di due grattacieli, i più alti della città: il grattacielo di Richard Rogers (152 metri, in progettazione) e la Torre Verde di Jean Marc Schivo (130 metri, approvato).

Di fronte alla stazione si trova anche il Canile Municipale di Roma.

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venerdì, 15 agosto 2008

Nuovo Corviale è un complesso edilizio romano, un intervento integrato costruito negli anni settanta dall’Istituto Autonomo Case Popolari, che si colloca a sud-ovest della città, nel territorio della XV circoscrizione, a destra della via Portuense e in direzione di Fiumicino (a circa 2 Km dal raccordo anulare).

Il comprensorio si sviluppa per la lunghezza di circa un chilometro (Palazzo Chilometro anche detto "Serpentone) è alto nove piani, più due cantine e seminterrato, la struttura portante è in cemento armato, i tramezzi sono pannelli di gesso prefabbricati, 1202 appartamenti, in cinque corpi, un edificio più basso in parallelo ed una terza costruzione posta trasversalmente, proiettato verso il quartiere esistente di Casetta Mattei, come 'una mano allungata per un’integrazione tra vecchio e nuovo tessuto urbano'. Una strada pedonale lo attraversa, fiancheggiata da qualche negozio.

Al di là dell’anello stradale principale c’è un centro scolastico con una materna, un’elementare ed una media. Il complesso comprende un anfiteatro all’aperto (terzo lotto), una sala per le riunioni (quarto lotto) e cinque sale condominiali; il quarto piano, per tutta la sua lunghezza, è destinato a botteghe artigiane e servizi, doveva essere, infatti, quel piano riservato a impianti collettivi e invece è rimasto per anni inutilizzato, a parte qualche sporadica iniziativa immediatamente rientrata.


Il progetto
L’originale edificazione, oggetto di innumerevoli, spesso inopportune, attenzioni da parte della stampa romana, si richiama, come radice culturale, alle teorie dell’architetto francese degli anni venti, Le Corbusier.

Lo IACP della Provincia di Roma ha affidato il disegno all’équipe di 23 progettisti diretta dall’architetto Mario Fiorentino.

La parte più rivoluzionaria di Corviale sono i servizi e gli impianti collettivi, progettati per un’estensione tre volte più ampia degli standard minimi fissati per legge: teatri all’aperto, uffici, sala per riunioni, sale condominiali, biblioteca, scuola d’arte, palestra coperta, asili nido, scuole materne, elementari e medie, consultorio pediatrico, farmacia, mercato coperto, ristorante con sala banchetti e self-service, un gruppo di esercizi commerciali, cinque grandi spazi verdi, alcune decine di locali destinati a botteghe artigiane, studi professionali, ambulatori.

Il tutto sovradimensionato perché doveva servire anche il quartiere circostante ed altri 20 palazzi che avrebbero dovuto sorgere nel piano zona per un totale di altri 1500 abitanti.

 

La storia
La prima pietra viene posta il 12 maggio del 1975, mentre le prime case vengono consegnate nell’ottobre del 1982.

Fin dall’epoca della sua edificazione il complesso di Nuovo Corviale viene preso di mira da più cittadini con impellente necessità di un’abitazione.

L’iniziale occupazione risale al 1983, quando 700 famiglie prendono d’assalto il palazzo ed entrano con la forza negli appartamenti e si conclude con l’attendamento nel piazzale sottostante di 150 nuclei per circa un anno e mezzo.

La seconda è quella conclusasi oramai dal Natale del ’95: i circa 200 peruviani che si erano insediati nei manufatti abbandonati della spina centrale sono stati fatti evacuare con uno 'sgombero morbido' organizzato dall’assessore alle Politiche Sociali con l’Istituto di Studi Latino Americani.

La terza occupazione è quella relativa al quarto piano, occupato da 'autocostruttori' che, per insediarsi, hanno approfittato del disservizio delle istituzioni. Si tratta di una sessantina di famiglie, perlopiù giovani coppie, spesso figli dei regolari assegnatari, che hanno occupato un negozio, uno slargo, una sala condominiale del piano lasciato libero.

Numerosi altri, infine, sono i tentativi di occupazione che quasi mensilmente vengono segnalati alle istituzioni, di un locale restituito allo Iacp di ambienti per uso sociale.

Il Municipio Roma XV ha stabilito a Corviale sede del Consiglio Municipale e degli uffici tecnici.

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venerdì, 15 agosto 2008

Villa York, nota anche come Villa Baldinotti o Bichi Ruspoli, deve il suo nome al cardinale Enrico Benedetto duca di York, personaggio celebre della Roma di fine Settecento e degli inizi dell'Ottocento.
La proprietà più antica della villa attuale è da ricercarsi in ambito ecclesiastico, come per gran parte delle tenute della campagna romana, in relazione al ruolo di riorganizzazione del territorio alle porte della città svolto dalla Chiesa alle soglie dell'età moderna.

Furono le monache di S.Cosimato che trasformarono la tenuta, nota come Casal di Marcello, in una prospera azienda, dotata di un casale e di annessi manufatti di servizio.
Nel 1647 Zenobio Baldinotti acquistò Casal di Marcello, avviando la costruzione di una magnifica villa barocca, con un Casino realizzato da Pietro Paolo Drei. Il figlio Cesare ampliò successivamente la tenuta con l'acquisto del vicino Casale di Bravetta e la realizzazione di una splendida via d'acqua, che partendo dal piazzale antistante il Casino si conclude in un ninfeo, secondo un modello adottato anche in Villa Carpegna.
Nel 1697 la Villa fu acquisita e rinnovata dalla marchesa Girolama Bichi Ruspoli, che vi fece realizzare diverse pitture ad opera di Giovanni Ulisse Cariaci, edificare nuovi manufatti tra cui le uccelliere, e piantare numerosi alberi, specialmente in prossimità dell'ingresso.
Nel corso del XIX secolo Villa York raggiunse la sua massima estensione.

Di proprietà del principe Benedetto Giustiniani fino al 1804, quindi del duca di York, fino al 1808, ed infine dei Silvestri e dei Troiani, la villa sviluppò le sue caratteristiche agricole, mantenendo in parte anche le qualità di rappresentanza.

Villa York, collocata nella splendida Valle dei Casali, con vista su Villa Doria Pamphilj e cupola di S. Pietro, rappresenta un luogo ideale per la rievocazione del paesaggio romano, insieme bucolico e raffinato. A breve è previsto l'esproprio da parte del Comune di Roma del complesso attualmente di proprietà privata.

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venerdì, 15 agosto 2008

L'attuale nome della villa deriva dalla denominazione "Hotel Flora", assegnato al complesso dalla Casa generalizia dell'Ordine dei Servi di Maria. Espropriata nel 1975 dalla Regione Lazio per la "realizzazione di un parco pubblico attrezzato nel Quartiere Gianicolense" fu acquisito dal Comune di Roma nel 1978.
La villa, nota nei documenti ottocenteschi e novecenteschi come Villa Signorini, è costituita da un casino nobile, di forme eclettiche ispirate a modelli neomedioevali e neorinascimentali, con torre provvista di bifore e merli. Sono inoltre visibili i resti di due serre, in ghisa e vetro, anch'esse di forme neomedioevali.
Piacevole è il parco, costituito da un lungo viale fiancheggiato da cipressi, che sale dalla via Portuense alla sommità dell'altura, dove sono gli edifici; le pendici sulla sinistra presentano numerosi esemplari di pini, palme e cedri.

 

Potrebbe essere il fiore all’occhiello dell’amministrazione, un eccellente spazio a misura d’uomo.

Purtroppo è un’antica villa gentilizia degradata, abbandonata e recintata, un pugno in un occhio per la splendida cornice di verde che circonda l’edificio storico.

Manca un piano serio di utilizzo della villa e la manutenzione dal 1978 non è stata mai effettuata, numerosi extracomunitari bivaccano negli edifici storici ormai diroccati.

La notte l’area rimane aperta priva di illuminazione e la villa diventa terra di nessuno e utilizzata come dormitorio e per attività illegali.

L’antica villa gentilizia ottocentesca e gli edifici circostanti, notevoli esempi di modelli storici neorinascimentali e neomedievali, versano in pessimo stato di conservazione e tutti in stato di abbandono.

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venerdì, 15 agosto 2008

Sorgeva lungo l'antica via Campana lungo la riva del Tevere ed oggi può essere vista prendendo la via Magliana Nuova e poi il vicolo che prende la sua denominazione dalla chiesa in questione.

Costruita intorno al IX secolo, riutilizzando un antico mausoleo romano del II secolo d.C.

Il primitivo nucleo della chiesa fu edificata durante le persecuzioni di Diocleziano per ospitare le spoglie dei martiri cristiani Ciro e Giovanni che subirono il martirio a Canapo.

Anticamente la chiesa si chiamava S. Abbacurus, ma nel corso del tempo il nome si modificò in Appacero, Pacera e infine Passera.

La chiesa conobbe varie fasi edilizie e l'edificio attuale risale, in gran parte, al IX secolo.

Nella facciata esterna sono visibile ancora dei resti dell'antico mausoleo romano, mentre al  suo interno la chiesa è strutturata su un unica navata.

La programmata realizzazione del parco di S. Passera lungo il Tevere, con la relativa pista  ciclabile, dovrebbe dotare il quartiere di una vasta zona attrezzata a servizi e a verde pubblico

 

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venerdì, 15 agosto 2008

Parco de' Medici è un'area urbana del XV Municipio del comune di Roma. Si estende sulla zona Z.XL Magliana Vecchia.

È un quartiere prettamente amministrativo, con uffici, centri direzionali e sedi legali di importanti aziende italiane.
Negli ultimi anni ha conosciuto un forte sviluppo di strutture ricreative (cinema multisala) e residenziale (appartamenti ed hotel), dovuti principalmente alla contemporanea costruzione della
nuova Fiera di Roma sulla direttrice del quartiere.

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venerdì, 15 agosto 2008

Largo Petrelli, dedicato alla figura di Giuseppe Petrelli (1883-1937), rappresenta il centro ideale del quartiere. Ogni anno a metà giugno ospita l’“Isola Verde”, festa popolare con danze e fuochi d’artificio. Vi fa capolinea la navetta 711, dopo un giro che tocca la Magliana nuova, via Lenin e largo La Loggia.
Il parco, di 3100 metriquadri, contiene specie arboree miste piantumate a partire dal 1992, tra cui alcuni pini dalla bella ombreggiatura su panchine e area giochi per bambini.

La cappella all’interno del parco, dedicata a Papa Giovanni XXIII, ha interni sobri con una doppia fila di banchi, l’organo e il confessionale. La crocifissione, due statue e le mattonelle della via crucis completano le decorazioni. La chiesetta dipende dalla parrocchia Nostra Signora di Valme.

Il Programma di recupero urbano della Magliana prevede nella piazza la realizzazione di un sottopasso ferroviario. Un progetto, da ritenersi ormai tramontato, proponeva in passato di trasformare la banchina ferroviaria presso il passaggio a livello nella fermata “Newton” della FM1.

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venerdì, 15 agosto 2008

Il Trullo è una Borgata sorta nel dopoguerra.

Attorno agli anni Sessanta, in alcuni ambienti del Quartiere si sviluppò un dibattito sul Trullo, dal quale scaturì la proposta di chiedere il cambiamento del nome della Borgata. Una rappresentanza di abitanti del Trullo recatasi alla Toponomastica del Comune di Roma, propose due nuove denominazioni: 'Valle Portuense', oppure 'Borgata San Raffaele', dal nome dell'angelo patrono della Parrocchia.

L'esito fu negativo. Effettivamente non c'erano validi motivi per questo cambiamento. Sembrerà curioso, ma alla richiesta delle ragioni che spingevano molti a chiedere questa modifica, la risposta più frequente era: 'Trullo fa rima con citrullo'.

 

Esaminiamo allora questo nome.
Bisogna innanzitutto consultare il dizionario della lingua italiana per vedere cosa dice di questo sostantivo, per la verità abbastanza singolare.

Cominciamo dunque con lo Zingarelli, il quale dà, del nome 'trullo', questo significato: 'sorta di abitazione di forma rotonda a tetto conico, nella penisola Salentina'. Bene. E' un bell'esempio di architettura; chi non conosce o non ha visto almeno una volta una cartolina illustrata di Alberobello, con le sue piccole e graziose costruzioni di pietra che si distinguono appunto per la caratteristica del tetto a forma conica?

Perfino la chiesa di questa bella cittadina ha il tetto formato da numerosi coni che danno l'impressione di tanti gelati capovolti. Oltretutto i trulli di Alberobello sono monumento nazionale e formano il vanto degli abitanti di questa città pugliese. Nella stessa Borgata vivono alcune stimate e laboriose famiglie di Alberobello, le quali sentono molto vivo l'attaccamento a quel lembo di terra del meridione d'Italia.

Ma procediamo nella consultazione dello Zingarelli. Come aggettivo 'trullo' ha significato di grullo, che lo stesso Zingarelli traduce a sua volta con: stordito, stupido, melenso, minchione, ingenuo e credulone. Andiamo a vedere qualche altro testo, per esempio il Novissimo Melzi, il dizionario enciclopedico linguistico italiano. Come per il citato Zingarelli, il Melzi dà all'aggettivo 'trullo' un significato quasi analogo: citrullo, in senso di sciocco e stolido. La stessa cosa fa il dizionario Garzanti, il quale, dopo aver precisato che l'origine etimologica del termine trullo deriva dal greco 'troulloe' (trullòs), conferma i significati sopra annotati di sciocco, stupido, ecc. Anche un altro diffusissimo dizionario, il Palazzi, ci ripete le stesse cose poco simpatiche appena esposte. Si consiglia poi di non dare mai del 'trullo' ai toscani, poiché nel loro dialetto è un termine ancora più offensivo.

L'origine di questo vocabolo risale probabilmente al periodo Megalitico come le 'Nuraghe' della Sardegna, ma aveva anche diversi altri significati. Veniva usato in passato per indicare il tuorlo dell'uovo, ed era chiamata trullo, un'antica macchina guerresca, una specie di catapulta usata in battaglia per lanciare sassi e saette. In vecchi trattati di architettura, infine, venivano indicati con il termine trullo alcuni elementi architettonici tra cui gli archi, i fornici ed alcune costruzioni a pianta circolare. Nel Medio Evo, a Roma, erano noti con il nome di trullo, molti edifici e monumenti. Nel 'Liber Pontificalis'' per risalire ad una delle più antiche citazioni che si conoscano dell'epoca di Papa Sergio (687-701), viene usato questo vocabolo allorché si parla di una copertura di piombo effettuata sul trullo della Basilica dei Santi Cosma e Damiano al Foro Romano. Per trullo si intendeva, evidentemente, la cupola della chiesa.

Molti altri edifici curvilinei o rotondi furono pure indicati con questo nome. Val la pena di citare almeno i più importanti, o quantomeno quelli di maggior grandezza, che vanno individuati principalmente tra i circhi, i teatri e le torri. Nei secoli XI e XII, nel Circo Massimo esisteva una costruzione detta 'trullo' di cui però non abbiamo nessuna descrizione. Un 'Trullus Joanpes de Stacio' era localizzato vicino la chiesa di Santa Caterina dei Funari. Il celebre teatro di Pompeo, monumentale edificio ad emiciclo che si trovava nei pressi dell'attuale Campo de' Fiori, nel Medio Evo era anch'esso comunemente chiamato Trullo. Ancora con il nome di trullo, era indicata un'altra torre visibile da piazza del Popolo e che sorgeva lungo la via Flaminia; questa torre, a pianta circolare, dava il nome alla campagna circostante, che fu nota come 'Vigna del Trullo'.
Un'altra costruzione ad emiciclo, che sorgeva nelle adiacenze della Torre delle Milizie, fu detta 'Trullo degli Arcioni'. L'attuale piazza di Pietra, era chiamata piazza del Trullo. Qui si trovavano due edifici che portavano il nome di Trullo; il primo era di forma poligonale e riceveva luce dall'alto attraverso un'apertura praticata nella volta a calotta, ed il secondo era una chiesina dedicata a 'Sancto Stephano de Trullo', la quale fu officiata per parecchi secoli. Attualmente purtroppo tutte queste costruzioni sono scomparse.

Per terminare ricordiamo che tale nome in antico non era usato soltanto a Roma, ma era conosciuto e utilizzato anche in paesi molto lontani.

Nei documenti della Chiesa, si legge che nell'anno 680, nel Sacro Palazzo Imperiale di Costantinopoli si tenne un Concilio Ecumenico che fu detto 'Trullano', dal luogo di riunione che era una grande sala a cupola; un successivo Concilio, sempre tenuto a Costantinopoli nel secolo seguente, fu pure detto 'Concilio in Trullo' per la stessa ragione. Come si vede, questo nome ha avuto anche un significato sacro e un passato illustre.

La collina ad Occidente dei Monti del Trullo e' quella cosiddetta dei Diamanti o di Montecucco.

E' una terrazza panoramica sull'ansa del Tevere che va dall'Eur a Ponte Galeria.

Molto importante dunque dal punto di vista ambientale e paesaggistico, la collina e' inoltre l'area principale di verde a servizio dei quartieri limitrofi.

La Torre Righetti ne domina la cima..

Procedendo sull'autostrada Roma - Fiumicino in direzione Roma o seduti sul trenino da Ostia o su quello dall'aeroporto, si nota una singolare costruzione cilindrica sulla sommita della collina poco prima della Magliana. E' un insolito edificio formato dall'intersezione di due cilindri. Un corpo rotondo piu ampio a terrazzo, racchiude un agile fabbricato cilindrico in laterizio, di diametro minore.

Sulla porta d'ingresso, di quello che doveva essere un belvedere o una casina di caccia, una scritta datata 1825 ricorda il committente dell'opera, tale "Cavalier Righetti".

 

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venerdì, 15 agosto 2008

Un documento fiscale del 1693 nomina l’abate Cenci e monsignor Pallavicini, proprietari della vigna “in contrada Vicolo Inbrecciato”, per la quale pagano le tasse più alte del comprensorio.

Un secolo dopo e oltre, il Catasto gregoriano (anno 1818, mappa 159, particella 235) attesta una “casa con corte per l’uso del Vignarolo”, primo nucleo della moderna Villa Bonelli, su una superficie di 32 centesimi catastali.

La proprietà è ancora ecclesiastica - precisamente della chiesa di S. Maria in via Lata - ma su di essa il vignarolo Giuseppe Pagani vanta il diritto di “enfiteusi perpetua”, una sorta di affitto a basso canone, riscattabile, molto vicino al moderno contratto di “leasing”.

Non solo. Pagani ha in enfiteusi anche l’intera “vigna” (particella catastale 234) che misura 8 quadrati, 8 tavole e 27 centesimi, e il “fienile” (particella 233) che misura 6 centesimi.

Verso il 1839 l’operoso vignarolo aggiunge al casale un corpo perpendicolare (visibile nella mappa della Congregazione del Censo), ma verso metà Ottocento l’attività deve conoscere un rapido declino: nelle mappe la nuova ala è crollata, e un documento del 1878 annota che il fienile è ormai “diruto”.

L’enfiteusi sarà “riscattata” (pagando il valore capitalizzato del canone) verosimilmente intorno al 1870, anno in cui la piena proprietà passa a Giuseppe Balzani.

 I Balzani (e poi i Trinchieri) sono proprietari di Villa Bonelli per mezzo secolo, dal 1870 al 1926. Le loro vicende familiari sono state ricostruite dagli studi attenti di Carla Benocci.

Alla morte del capostipite Giuseppe Balzani, nel 1885, ereditano congiuntamente la vedova Virginia Ciocci-Balzani e i figli Saverio, Giuseppe e Silvia.

Virginia Ciocci-Balzani muore due anni dopo, nel 1887, e la proprietà si consolida nei tre figli. La comproprietà non deve essere stata facile, tanto che il 28 gennaio 1900 si arriva ad una spartizione: la tenuta Balzani viene assegnata in via esclusiva alla figlia femmina, andata sposa ad Emilio Trinchieri.

Alla morte di Silvia Balzani-Trinchieri, nel 1902, la proprietà passa in eredità congiuntamente al marito Emilio e alla numerosa figliolanza: Virginia, Giuseppe, Emma, Giovanna, Giovan Battista e Marcello.

Intorno al 1906 sono attestati degli abbellimenti che portano la dimora ad assumere carattere signorile e “forma ad L”, e ad essere indicata nelle mappe come “Casa Balzani” o già “Villa Balzani”. La sua estensione, delimitata dalle attuali vie Montalcini, Fuggetta, Baffi, Ribotti e Valli, è di 113 mila mq.

Gli eredi Trinchieri vendono la proprietà a all’agronomo ing. Michelangelo Bonelli, già proprietario della paludosa Piana Due Torri il 29 ottobre 1925.

La sua opera avrà del prodigioso: unificate le proprietà, prosciuga le acque stagnanti con idrovore di sua invenzione, scava un ramo artificiale del Tevere (l’attuale via Pian due torri) e con vasche e chiuse porta l’acqua per l’irrigazione sù in collina. In pochi anni la valle si copre di carciofi e altri ortaggi, il pendio collinare di vigna pregiata e frutteto.

Al casino nobile si aggiungono un nuovo corpo di fabbrica e la serra-studio. Il parco si addolcisce con scalinate, fontane e terrazze prospettiche, con querce, pini e cipressi.

Mussolini nel 1938 chiederà la tenuta per ampliare l’EUR: Bonelli gli dirà di no.
La tenuta di Bonelli, alla sua morte, fu ereditata dal conte Tournon, che ne aveva sposato una delle figlie.
Il conte iniziò a lottizzare e costruì le prime case, distruggendo gran parte degli alberi circostanti.
Tra gli anni '60 e '70 venne costruita la maggior parte dei 'casermoni' della Magliana.
Tutta la zona, situata sette metri sotto l'argine del Tevere, doveva essere reinterrata sino a raggiungere il livello dell'argine stesso.
Il Comune diede il permesso di costruire, alla sola condizione di sottoscrivere un atto d'obbligo che impegnava i costruttori a reinterrare i due primi piani dei palazzi in epoca successiva, accordo che non fu mai rispettato.
Furono così realizzati due piani in più rispetto a quelli previsti. Non si costruirono invece strade, fogne, scuole, campi sportivi e soprattutto niente verde.

Negli anni ’80 la villa passa al Comune; nel 2004 gli arch. Panunti e Santarelli hanno progettato il restauro, completato nel marzo 2005. Un’area bimbi e spazi culturali completano la villa.


Dal dopoguerra ad oggi la periferia di Roma ha cambiato fisionomia: via della Magliana Nuova è una sorta di diramazione di via della Magliana, creata per smaltire il grosso traffico della strada principale.
La costruzione della stazione ferroviaria di Villa Bonelli ha reso più agevoli i collegamenti col centro della città.
Tuttavia nonostante il traffico, la viabilità in tilt, il cemento armato dei palazzi costruiti uno addosso all'altro, c'è un ricco patrimonio artistico ed ambientale da rivalutare.

Villa Bonelli è un parco urbano di 4,5 ettari, dove risiedono la presidenza del Municipio XV Arvalia-Portuense, gli uffici Cultura, Sport e Scuola e lo Sportello per le imprese.

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venerdì, 15 agosto 2008

A Pian due Torri, la zona in cui sorge il fortilizio, erano nell’antichità due monumenti sepolcrali accanto alle sponde del Tevere - sui quali, secondo il Nibby, sorsero due torri gemelle appartenenti al cardinale Orsini — che fornirono il nome ai terreni circostanti coltivati a vigne.

La zona era infestata da zanzare e poco salutare a causa delle frequenti alluvioni del Tevere.

Il ricordo delle due costruzioni gemelle è affidato a questa Torre superstite che si erge accanto alla pista ciclabile dalla quale si può osservare il suggestivo spettacolo offerto dalle rive del Tevere e dall’ambiente palustre, caratterizzato ancor oggi dalla massiccia presenza di fitti canneti.

La Torre-Casale di Teodora o del Giudizio, a cui si accede lungo la piccolissima via Teodora, sorge sopra i resti di una tomba monumentale del I secolo d. C. di cui conserva un’ampia camera sepolcrale.

Difficile risulta l’esatta motivazione del nome di Teodora dato al viottolo, dal momento che ben tre Teodore sono ricollegabili con la vicina chiesa di Santa Passera (corruzione del XIV sec. del nome del Santo Ciro o Abbacero, qui venerato insieme a Giovanni). Due monaci orientali, che avevano traslato da Alessandria le reliquie dei due santi, sarebbero stati ospitati, al tempo di Innocenzo I (401-417), da una Teodora nella sua casa di Trastevere, dopo breve tempo trasformata in chiesa. Le reliquie sarebbero state trasferite definitivamente da Teodora in un piccolo edificio sacro fatto costruire vicino alla via Portuense.

Una seconda versione riferisce che le reliquie dei due santi, per essere sottratte ai musulmani che avevano conquistato Alessandria d’Egitto, vennero portate nel VII secolo a Roma, dove i due martiri sarebbero apparsi in sogno a Teodora, senatrice romana, che le avrebbe poste nella chiesa al Portuense, arricchita con la donazione di molti terreni adiacenti.

In un documento del 9 dicembre 1060 compare il nome di una terza Teodora che restituisce alla badessa del monastero dei Santi Ciriaco e Nicolò una vigna fuori Porta Portese, "vocabulum sancti Abbacyri ".

In epoca medievale venne realizzata una sopraelevazione sul sepolcro e di conseguenza la trasformazione del monumento in Torre d’avvistamento e difesa sul Tevere a un piano, non molto alta, presenta massicci contrafforti che ricordano l’originaria funzione di fortilizio. E dotata anche di una scala esterna.

Fin dall’epoca di Leone IV (847-855) era stata realizzata una lunga linea di punti di avvistamento, che da Porta Portese proseguiva fino alla foce del Tevere, costituita da quindici torri. Un sistema di fortificazioni adottato dopo l’incursione dei Saraceni nelle basiliche di San Pietro e di San Paolo fuori le mura. Inoltre, il Pontefice fece erigere una torre in pietra, collegata alla gemella (scomparsa) dall’altra parte del fiume da una catena di ferro tesa che, all’occorrenza, poteva sbarrare il percorso sul Tevere a qualunque imbarcazione, soprattutto a quelle saracene.

La Torre di Teodora, adibita a questo scopo, successivamente, in tempi più sicuri, sostituì la catena con una fune per rimuovere e guidare le merci dalle chiatte sulla terraferma. Un carattere commerciale che portò ad una rapida trasformazione della vasta area che si estendeva lungo la riva destra del Tevere. Questo tratto fluviale dal quale, provenendo dal mare, si poteva facilmente entrare a Roma continuò ad essere tenuto sotto controllo ancora per molto tempo, come conferma l’atto d’acquisto da parte di un certo Lentulo Lentuli, del 12 dicembre 1545, di un prato confinante con "il casale dei Doi Torri".

 

Intorno agli anni '20 la zona di Pian Due Torri l’area venne acquistata da Bonelli, un ingegnere piemontese, il quale fece installare presso il Tevere una pompa per estrarre l'acqua dal fiume portandola, attraverso un canale scavato lungo via Pian Due Torri, all'interno di vasconi.
L'acqua veniva utilizzata durante il giorno dai mezzadri di Bonelli (ai quali l'ingegnere aveva affidato la coltivazione del terreno, ricavandone in compenso la metà del raccolto), mentre di notte serviva ad irrigare i prati. Si coltivavano carciofi ed ortaggi, sorsero frutteti e vigneti.

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